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Riesci a pensare a una prova particolare che la tua famiglia è riuscita a superare grazie all’aiuto dei principi del Vangelo?

  • L'otto Aprile, 2001, io e mio figlio, Addison, viaggiavammo insieme a poter realizare un "nap" prima del viaggio piu' lungho quel pommeriggio a Bountiful, Utah (partiti da Orem, Utah), quando fummo colpiti da un'altra machina. L'incidente ci ha rimaste in coma. Io per quasi quatro mesi e Addison, chi ne aveva un'anno e un mese, 24 ore. Fummo tante prephiere ed anche un saccho di benedizioni. La mia famiglia furrano fedeli e le testimonianze rimmane solidi. Mio figlio ha 12 anni addesso (2012) e non ci rimmane nessun evidenza dell'incidente. Lo so che perche' io e mia famiglia aveva fede durante quel provo, si e' fatto la volonta' di Dio e grazie alla fede vi posso spiegare la mia storia ed anche in Italiano. Mostra altro

  • Quando avevamo problemi economici, non avevamo abbastanza lavoro, comunque pagavamo la decima con tutto il cuore. Il Signore ci ha benedetto perché non ci mancava niente, e dopo un po' abbiamo trovato un buon lavoro e potevamo risolvere i nostri problemi economici. Mostra altro

  • A 17 anni mi è stata diagnosticata una malattia autoimmune che ha condizionato molto il mio modo di vivere. Negli ultimi 15 anni, ho pensato molto a ciò che la mia vita avrebbe potuto essere senza questa prova. A volte, mi sono sentita scoraggiata per le occasioni perdute e per gli obiettivi della vita mai raggiunti. Tuttavia, ho anche pensato molto a Dio e al mio vero scopo sulla terra. Credo che il mio scopo principale sulla terra sia di ricevere un corpo fisico e crescere spiritualmente. Sebbene la mia malattia non mi abbia permesso di fare e diventare molte delle cose che desideravo, mi ha aiutato a crescere spiritualmente. So che Dio ci dà i problemi affinché possiamo diventare persone migliori di quanto saremmo state altrimenti. Mi sento grata per questa opportunità di crescere come mai avrei potuto senza la mia fede in Dio. Mostra altro

  • Come madre di un bambino nato con problemi cerebrali, ho avuto molte difficoltà. Nostro figlio non progredisce come gli altri bambini e non raggiunge le stesse mete. Non può trascorrere del tempo con gli amici e, a volte, fa fatica a comunicare e si sente amareggiato. Da quando abbiamo iniziato a frequentare la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, il mio bambino riesce a godersi di più la vita. Per la prima volta in vita sua ha degli amici fuori dalla scuola che gli vogliono bene e si preoccupano per lui. I bambini in chiesa sono così gentili e sono così d’aiuto e di sostegno che ho potuto vedere mio figlio che si diverte con i suoi nuovi amici durante gli eventi sociali della Chiesa. Mio figlio non è responsabile delle decisioni che prende e ho imparato che, proprio perché non può essere ritenuto responsabile, il sacrificio che Gesù Cristo ha fatto per lui fa sì che egli non debba essere battezzato. È un figlio molto speciale del nostro Padre nei cieli e mi sento molto privilegiata del fatto che Egli si fidi che io mi prenda cura di questo spirito incredibile. Sono molto grata di avere tale conoscenza. Mio figlio ama andare in chiesa; ama le persone; ama cantare con gli altri bambini. E noi siamo stati molto benedetti come famiglia perché viviamo il vangelo di Gesù Cristo. Mio figlio non riusciva a leggere sino a quando non abbiamo iniziato a studiare ogni giorno le Scritture insieme, come famiglia. Ripetendo le parole e provando a seguire, ha iniziato incredibilmente a leggere da solo. Questo è un grande passo avanti per lui, una gioia per me come mamma ed è solo un esempio delle molte benedizioni che abbiamo ricevuto mettendo in atto il Vangelo. Prima era difficile pianificare il futuro. Ci chiedevamo in che modo nostro figlio avrebbe affrontato il mondo; ci chiedevamo in che modo potevamo aiutarlo a trovarvi il suo posto. Ora abbiamo un’incredibile rete di sostegno, per la prima volta nella sua vita mio figlio ha degli amici e impara e migliora continuamente. Mostra altro

  • Sono sposata da sedici anni con un uomo straordinario, che amo teneramente. Abbiamo cinque figli pazzerelli con cui ci piace giocare. La maggiore è una ragazza, seguita da quattro maschi scatenati. Insieme ci divertiamo un sacco e ci piace stare in compagnia gli uni degli altri. Il 1° Gennaio 2008 eravamo in vacanza, quando nostro figlio di quattro anni, Russell, morì in un incidente di slitta. Eravamo attoniti. Eravamo scioccati. Eravamo in una condizione che va al di là della fede o dell’emozione. Un minuto prima stavamo programmando il nostro viaggio verso casa e quello successivo stavamo cercando di capire come organizzare un funerale. Mentre io e mio marito, Kirk, ci trovavamo al pronto soccorso per dire addio a nostro figlio, potemmo sentire la presenza confortante del nostro Padre Celeste. Anche se eravamo consumati dal dolore, entrambi ricevemmo la sicura conferma che tutto ciò faceva parte del piano del nostro Padre Celeste per la nostra famiglia. È estremamente difficile descrivere quanto dolore stessimo provando insieme alla rassicurazione che il Padre Celeste ci ama. Potemmo sentire che Egli si curava e preoccupava dei nostri teneri sentimenti. Era quasi come se Egli ci tenesse tra le braccia e piangesse con noi. Fu un momento sacro per noi quello in cui lasciammo andare il nostro bambino per metterlo letteralmente nelle mani del Signore. Da quel giorno ho avuto molti alti e bassi. Onestamente, ho avuto più bassi che alti. È stato molto difficile per me vivere dopo questa perdita. Ho lottato con la depressione, che non avevo mai provato prima. Ci sono stati molti giorni in cui ho fatto fatica ad alzarmi dal letto, e molti altri in cui ho rinunciato e sono rimasta lì. Apprezzo i medici che hanno lavorato così instancabilmente nel vano tentativo di salvare la vita a mio figlio, ma l’esperienza di vederlo morire mi ha portato a soffrire di sindrome post traumatica da stress. Ho avuto attacchi di panico, forte ansia, difficoltà a dormire e problemi ad affrontare la vita. È stato difficile essere una buona madre per i miei figli, ma ho fatto il meglio che potevo. Durante quel primo terribile anno ho trascorso molto tempo in conversazione sincera col mio Padre Celeste. A volte Gli ho fatto sapere quanto fossi arrabbiata con lui, e sono rimasta sorpresa dal fatto di sentire ancora il Suo amore in modo così forte. Gli ho detto quanto fossi triste e quanto mi mancasse Russell. Ho detto al Padre Celeste della mia grande sofferenza e di quanto fosse difficile per me sorridere. Poi mi sono fermata e ho ascoltato. Ero stupita dalla cura e dalla preoccupazione che sentivo venire da Lui. Ho acquisito una comprensione più profonda del dolore che il mio Salvatore deve aver provato nel giardino di Getsemani. Ho capito, anche se solo in piccola parte, come deve aver pianto il Padre Celeste quando ha visto Suo Figlio morire sulla Croce. Poi mi sono sentita sopraffatta dall’amore che il mio Padre Celeste e il mio Salvatore, Gesù Cristo, devono avere per tutti noi, per essere passati attraverso quel dolore intenso e quella sofferenza al fine di aprire la via che ci permettesse di tornare a vivere con loro. Le Scritture hanno acquisito vita ai miei occhi. Nuove informazioni derivanti da storie ben conosciute balzano dalle pagine dritte nel mio cuore. Ho intuizioni a cui non avevo mai pensato e che mi vengono in mente, insegnandomi grandi cose. In Isaia 61:1 il Signore promette che verrà a “fasciare quelli che hanno il cuore rotto” e in Isaia 61:3 egli ci promette “un diadema in luogo di cenere” e “gioia in luogo di duolo”. Tramite il Vangelo di Gesù Cristo e grazie al mio rapporto col mio Padre Celeste, sono stata fasciata, mi è stato dato un diadema e sto iniziando a provare quella gioia. Mostra altro

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